Cesena in Fiera festeggia San Giovanni

Cesena (16 giugno 2018) – Tra novità e appuntamenti tradizionali, anche quest’anno Cesena in Fiera torna a festeggiare San Giovanni, con una ventiseiesima edizione ricca di appuntamenti pronti ad animare tutto il centro storico.

Da giovedì 21 a domenica 24 giugno a partire dalle 15.00 le vie di Cesena ospiteranno un’offerta gastronomica senza pari tra prodotti tipici, food truck e sapori da tutto il mondo, spettacoli teatrali, musica dal vivo, mostre di pittura e arte moderna. Immersi tra i profumi tradizionali di aglio e lavanda, la città potrà contare su una quattro giorni all’insegna della convivialità e del divertimento.

Ad inaugurare la festa, giovedì 21 giugno alle 19.00 sarà il Sindaco di Cesena Paolo Lucchi, in Piazza della Libertà.

Nuove location e gradite conferme
Come ogni anno Cesena in Fiera si trasforma per adattarsi ai cambiamenti della città. La novità maggiore riguarda la rimodulazione degli spazi, che coinvolge quest’anno anche la rinnovata Piazza della Libertà: qui verranno allestiti gli autosaloni, mentre la Campionaria si trasferisce da Viale Mazzoni a Corso Mazzini eCorso Garibaldi. Le Giostre del Luna Park restano in Viale Mazzoni, la Via Verde con le piante e i fiori si troverà invece in via Battisti; il punto verde in piazzetta della Barriera. La Piazza della Birra troverà posto in Piazza Almerici con i birrifici artigianali, i food truck, il cibo di strada e tanta musica. In via Zeffirino Re, via Fantaguzzi e via Strinati si potranno trovare tutti i prodotti naturali e di artigianato creativo nei banchi de La Fiera Antica mentre i 200 banchi di tutti i generi de La Fiera di San Giovanni saranno distribuiti su Viale Mazzoni, Piazza del Popolo, Corso Mazzini, Piazza G. Paolo II, Corso Sozzi e via Carbonari.

Tra cibo e musica, danza e teatro
Sparsi in varie zone del centro, tra vicoli e piazzette, numerosissimi anche quest’anno i punti ristoro con proposte per tutti i gusti e tutti i palati. In Piazza Almerici e in Viale Mazzoni sapori a go-go con la mostra mercato di prodotti tipici (dalle ore 15.00) e il buon pesce dell’Adriatico (dalle ore 12).

In Piazza Aguselli arriva il Villaggio Andino con i sapori di Argentina, Venezuela e Perù mentre in Piazza Fabbri si possono gustare le carni fumanti della Pampa con ilRistorante Argentino Manolo. In piazza Amendola Il Baricentro mixa pestati e mesce birra, mentre Sunny Frutta fa frullati e frutta da passeggio. Corte Dandini, sarà animata dalle proposte gastronomiche di Redipane e di Nero Sublime e dalla musica live di “Musica a corte”.

In Viale Mazzoni trovano spazio gli stand del cibo di strada e birra di “Il Viale in festa”, mentre in Piazza della Libertà dalle 19 si possono trovare i piatti di mare per la solidarietà di “Il pesce fa bene-ficenza”.

Il Vicolo Interior Design arricchisce il programma della Fiera proponendo anche quest’anno “Milonga in Vetrina”, una performance di tango argentino curata dall’Associazione HoTango (via Carbonari, 16).

Al chiostro di San Francesco sabato 23 giugno alle 20.30 si esibiranno le scuole di danza “Uisp in Danza”. Sempre al Chiostro si terrà anche lo spettacolo “Here we are – Storie di migrazioni” (18, 21, 26, 28 giugno alle 21.30) mentre in Piazza Amendola dalle 20.30 risuonerà la musica live e dj set di “Le note magiche”.

Magie, tarocchi e fischietti
E visto che a San Giovanni si celebra il solstizio d’estate e i riti propiziatori legati al raccolto delle campagne, torna il fascino magico della sua notte e delle tradizioni divinatorie, con le Vie della Magia, cartomanti, oroscopi, speziali, bottegai, artisti, musici, in un percorso che si snoda in Piazza Amendola e nei vicoli vicini. Al centro della Piazza, il 23 giugno dalle ore 20, la Confraternita della Fenice racconta le storie delle Streghe ad San Zvan: antichi misteri, erbe magiche, amuleti, incantesimi e riti beneaugurali. Ma anche stregoneria, inquisizione, processi e roghi.

Non si può dimenticare il simbolo per eccellenza di San Giovanni: il fischietto. In piazza Amendola Fabiano Sportelli esporrà la sua produzione artistica di ceramiche sonore

Cortili aperti, poeti e mostre d’arte
Per il quarto anno consecutivo torna Cortili Aperti con tre giornate gratuite di musica e spettacoli all’ex Roverella, organizzata dall’ASP e dal Centro per le Famiglie.

Si inizia venerdì 22 giugno, con la chitarra tra Europa e Sud America dei Duo StriAgo e il concerto di jazz in quartetto dei Light Blue & The Band. Sabato 23 giugno è il turno della Afreak Reggae Band e Black Roots Sound del Progetto Accoglienza e di “Cesena in coro”, la rassegna di musica corale che si terrà alla Chiesa di S. Maria dell’Osservanza. All’ex Roverella A San Giovanni, domenica 24 giugno, si festeggia con il buonumore e la romagnolità di Sgabanaza: Sorrisi e Canzoni e le storie narrate in lingua madre di “Story story”.

Al Lungo Savio Festival (locale Acquadolce, viale IV novembre), sempre domenica 24 giugno, va in scena “Mina, storia di un mito” per ricordare i successi della più grande cantante italiana.

Giovedì 21 giugno appuntamento al Salone di Palazzo Ghini per la tradizionale manifestazione Poeti a San Giovanni, organizzata dal Centro Culturale Campo della Stella e dalla Fondazione Sacro Cuore: si esibiranno Stefano Simoncelli e Dino Pieri, condotti da Gianfranco Lauretano.

Fino al 24 giugno sono allestiste anche due mostre di pittura: “Ruudt Wackers” dedicata al pittore olandese e allestita alla Galleria del Ridotto, mentre il Vicolo Interior Design ospita “L’essenza del vedere” con opere di Campidelli, D’Ambrosio, Masini e Turroni. Saranno invece visibili fino al 1 luglio in Galleria Pescheria le opere di pittura e disegno di David Parenti sulla figura di Pier Paolo Pasolini “Con la forza dello sguardo”. All’arte contemporanea sono dedicate le mostre “Esercizi dello sguardo” allestita al Vicolo Galleria d’Arte Contemporanea a cura di Franco Bertoni e “Colori in fiera” alla Chiesa di Sant’Agostino, a cura dell’ADARC. All’Ex Roverella fino al 24 giugno sarà allestita la mostra delle stampe dei ragazzi in accoglienza “Xenia Press”, mentre in Biblioteca Malatestiana rimane allestita fino al 2 settembre la mostra di autografi di autori del Novecento “La voce delle carte”.

Cesena in Fiera è una Festa ricca di colori e suoni, profumi e sapori, incontri e convivialità: ma è anche memoria di un’antica tradizione di devozione al Patrono della Città: San Giovanni, per il quale viene celebrato il solenne Pontificale, dal Vescovo Douglas Regattieri, domenica 24 giugno, alle ore 10, in Duomo.

Informazioni:
Cesena Fiera – 0547 317435 – www.cesenafiera.com
Blu Nautilus – 0541 53294 (8.30/14) – www.blunautilus.it
Ufficio IAT – 0547 356327
www.comune.cesena.fc.t/cesena/turismo

Festa Artusiana XXII Edizione

Forlimpopoli (15 giugno 2018) – In un’epoca dove il troppo abbonda, la patria natale di Pellegrino Artusi va controcorrente: al grasso preferisce il magro, al “tanto” antepone il “senza”. Impensabile solo fino a qualche decennio fa pensare a una cucina della “esclusione” (senza caffeina, glutine, grassi, lattosio, zucchero…la lista è lunga), ma i tempi della fame in Italia sono lontani. Ecco allora quel “senza”, fil rouge dei nove giorni dedicati al padre della cucina italiana, omaggio al 2018 anno nazionale del cibo italiano. Non a caso la Festa gode del patrocinio del Mibac (Ministero del Beni Culturali).

È la Festa Artusiana, a Forlimpopoli dal 23 giugno al 1 luglio, 150 appuntamenti tra degustazioni, incontri sulla cultura gastronomica, laboratori del gusto, concerti, spettacoli e mostre imperniati sul tema del cibo. Ad arricchire il tutto più di quaranta ristoranti, per circa 2300 posti a sedere, con una proposta gastronomica dettata da un disciplinare di qualità e la presenza nei menù almeno di un piatto della tradizione artusiana.

Punto di forza della Festa Artusiana è l’essere un momento di confronto e di approfondimento sui temi cardine del cibo. Oggi in Italia si propone la cucina in tutte le salse e in tutte le sedi mediatiche. Controcorrente è sempre andata la Festa Artusiana, caratterizzata sin dalla prima edizione da tanti appuntamenti che propongono cibo per la mente, cibo come cultura, a partire dal convegno di apertura della kermesse (sabato 23 giugno, ore 17) che chiama a raccolta i principali studiosi del panorama italiano per un confronto su un tema, il cui titolo è emblematico: “Cucina senza”.

Un percorso curioso e intrigante che, dalla reale mancanza di cibo, arriva alle scelte etiche e perfino modaiole nel mondo d’oggi dei consumi facili e liberi, dove la preposizione “senza”, seguita da caffeina, glutine, grassi, olio di palma, zucchero, gioca un’importante partita strategica. La “sottrazione” di ingredienti è divenuta, paradossalmente, un valore. Ne parlano gli storici Massimo Montanari e Alberto Capatti, il semiologo Paolo Fabbri, Marco Della Rosa del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Università di Bologna, lo studioso di tradizioni gastronomiche Piero Meldini. Coordina la giornata Giordano Conti, presidente di Casa Artusi.

Casa Artusi, crocevia della Festa

Uno degli epicentri della Festa è Casa Artusi, centro di cultura gastronomica domestica che valorizza l’opera del padre della cucina domestica italiana. Nei nove giorni propone percorsi di conoscenza e degustazione, insieme ai protagonisti dell’enogastronomia nazionale e internazionale.

Tra le tante iniziative, dalle ore 19 alle 20, gli App-eritivi, applicazione per il buonessere: buone letture e buon cibo, spazio ideale per presentare libri ed autori che parlano di cibo. Sette le serate in programma nella corte, su tematiche global, dal locale al nazionale: il mito della azdora romagnola che, in un batter baleno, per la gioia della famiglia, impasta dozzine di uova (domenica 24); la cucina dell’Artusi negli emigrati con il racconto di Isabella Magalhaes Callia dell’Università di San Paolo e Eugenio Salvatore dell’Università di Siena (lunedì 25); la lettera alla generazione Z con il manifesto sull’economia circolare di Andrea Segrè, fondatore del movimento Spreco Zero (mercoledì 27); Artusi come modello per una cucina europea insieme agli storici Massimo Montanari e Ilaria Porciani (giovedì 28); il cibo e i grandi italiani come Verdi, Pascoli e Morandi nell’incontro “Acqua e farina lungo la via Emilia” dell’Associazione nazionale Case della memoria (venerdì 29); Artusi nell’inedita versione noir nel libro curato da Carlo Lucarelli, “Brividi a cena. Misteri e manicaretti con Pellegrino Artusi” (sabato 30 giugno); il decennale del festival Artusijazz che rende onore al grande musicista Miles Davis, personaggio che ha cambiato la storia del Jazz (martedì 26). Gli incontri terminano con la degustazione di un prodotto a marchio della Regione Emilia-Romagna e un calice di vino.

Casa Artusi protagonista anche la sera (Chiesa dei Servi ore 21,00), sempre con incontri sempre sul cibo inteso come cultura tra arte, letteratura e biodiversità. Si parte con il dialogo di Matteo Lucca con Alessandra Carini su pane e vita (sabato 23), il cibo nelle opere d’arte è al centro della riflessione di Marco Vallicelli insieme a Silvia Bartoli (lunedì 25). Alberto Capatti e Graziano Pozzetto dialogano su lessico e prodotti tipici (mercoledì 27 giugno), frutti dimenticati e biodiversità con le esperienze di Valle D’Aosta e Basilicata la serata successiva (giovedì 28). Il volume di Dora Marchese “Il gusto della letteratura” si presenta venerdì 29, giornata speciale domenica 1 luglio, “Alla ricerca delle radici…artusiane nel gusto”, che vede la presentazione di due speciali pubblicazioni: gli itinerari alternativi di Carlo Mantovani con “Le radici del gusto”, e Marco Paone con “1820 Magazine The Art of Italian Gastronomy”, rivista internazionale ispirata al gastronomo di Forlimpopoli nato nel 1820. Nell’occasione sarà lanciata la Notte Bianca del cibo italiano, istituita dal Ministero del beni e attività Culturali e Turismo e Ministero delle Politiche agricole, dedicata il 4 agosto, nel giorno della sua nascita, a Pellegrino Artusi, riconosciuto padre della cucina moderna italiana.

 

Premio Marietta: confronto a 6, mille euro in palio

Omaggio alla governante di Artusi, arrivano da tutta Italia i sei finalisti del concorso per cuochi dilettanti. Nella giornata di domenica 24 giugno saranno ai fornelli nella scuola di cucina di Casa Artusi per realizzare la loro ricetta e concorrere al premio di mille euro esso in palio da Conad.

Questi sei finalisti: Sergio Giglio falegname di Cogoleto (Genova), con la ricetta “Filindeu ed erbe spontanee in brodo di piccione”; Maria Angela Pischedda, infermiera di Thiesi (Sassari), “Panada di viola”; Maria Giovanna Nocera dipendente pubblico di Agrigento, “Non solo minestra di Tinniruma”; Ilaria Bertoli, impiegata di Medesano (Parma), con “Gnocchi cordiali”; Fiammetta Frambosi, commerciante di Rimini, “Cappelletti ai formaggi su vellutata di piselli alle menta e seppia saltata”. Nella sezione Centenario Lions, Agata Caldarera, amministratore di parafarmacia di Giarre (Catania), con “Pasta di timilia con tonno”.

La serata di premiazione è prevista sempre domenica 24 alle ore 21 nella Chiesa dei Servi a Casa Artusi.

Premi Marietta ad Honorem

Una ambasciatrice della cucina italiana nel mondo, una bottega artigiana le cui tele stampate sono oggetti d’arte. Va rispettivamente a Stefania Barzini e allaStamperia Pascucci il Premio Marietta ad Honorem attribuito a personalità che, con modalità differenti, contribuiscono alla diffusione della conoscenza della cultura del mangiar bene, della tavola come momento conviviale, punto di incontro del “buono e del bello”.

Stefania Barzini, sei anni di corsi di cucina italiana conditi da svariati eventi negli States, numerosi documentari e pubblicazioni sempre sul tema del cibo, una scuola di cucina rivolta a italiani e stranieri, un blog e tutta una serie di iniziative per valorizzare la cucina italiana nel mondo. “Curriculum” altrettanto sostanzioso per la Stamperia Pascucci di Gambettola, prima volta di un Premio Marietta ad Honorem assegnato a qualcuno più “anziano” di Pellegrino Artusi. Nome di punta dell’artigianato artistico ed emblema del “made in Italy”, diverse sono le generazioni che si sono succedute alla guida di questa bottega la cui prima insegna porta la data nel 1826.

La premiazione di entrambi avverrà domenica 24 giugno a Casa Artusi alle 21 alla presenza dell’Assessore all’Agricoltura della Regione Emilia Romagna, Simona Caselli, e del neo presidente di Apt Davide Cassani.

Il mercato delle tradizioni

Per nove serate nella Festa Artusiana è presenta un ricco mercato all’insegna della buona tavola e delle migliori tradizioni gastronomiche. Fil rouge delle diverse proposte, la filosofia della manifestazione artusiana: materie prime di qualità, prodotti di stagione e del territorio legati preferibilmente alla cucina di casa, valorizzazione della memoria gastronomica. Le proposte arrivano da associazioni, aziende agro alimentari, piccoli artigiani e allevatori; una posizione di riguardo viene riservata ai prodotti biologici e alla promozione della biodiversità.

Spettacoli

Sono tanti gli eventi ospitati lungo le vie e le strade in un mix di generi e proposte da farne un Festival nella Festa. Il programma vuole essere intrattenimento puro e leggero, pop (diminutivo di popolare) come lo era la gastronomia di Pellegrino Artusi, fruibile per chiunque e agile nella rappresentazione. Un denso cartellone di oltre 50 spettacoli di Arte e Musica di Strada, nel quale l’intrattenimento itinerante si alterna allo spettacolo in postazione fissa, palco o pedana. Ogni sera spettacoli teatral-gastronomici, giocoleria, acrobazia e illusionismo, mimica, teatro per ragazzi, cantautorato e musica popolare…

Tra le rassegne, rinnovato il sodalizio con ArtusiJazz, organizzato dall’Associazione Culturale “Dai de Jazz” di Forlimpopoli, appuntamento immancabile per gli appassionati e per tutti coloro che vogliono ascoltare dal vivo i nomi più importanti del panorama jazzistico italiano.

La direzione artistica degli spettacoli è stata affidata a Stefano Bellavista dell’associazione culturale Cult.

Il Maf per la Festa Artusiana e tante Mostre

Il MAF-Museo Archeologico “T. Aldini” di Forlimpopoli alla Festa fa tredici. Questo il numero di eventi in programma nel corso della nove giorni artusiana pensati per un pubblico di tutte le età: “Forlimpopoli di assaggiare” alla scoperta della città, “Stare a tavola nel mondo antico” percorso alla scoperta del cibo dalla preistoria al Rinascimento, “Le Domus Romane fi Forlimpopoli” viaggio nelle abitazioni di Duemila anni fa. Il Museo sarà aperto tutte le sere fino alle ore 23.00.

Il Museo organizza anche la Mostra “Le ovarole di Tonina Cianca”, museo tutto da gustare insieme alle creazioni dell’artista di Cesenatico. Una ventina le opere presenti con una presenza preminente delle “Ovarole”, figure femminili totemiche appartenenti alla tradizione della cultura popolare. La mostra è organizzata con il patrocinio dell’Ibc e della Regione Emilia Romagna.

Tante altre esposizioni sempre all’Artusiana: “Arte colori ed emozioni. Il racconto dei maestri artigiani della Romagna” (Rocca, sala Mostre) che ospita le opere di diversi artisti artigiani; “Artisti alla festa” (Rocca, sala Centro arti e Torrione), con le opere degli allievi del corso “Amici dell’Arte”; “Le scuole alla festa” (Rocca, sala riunioni), in mostra gli elaborati degli studenti classe 5 primaria e 3 Liceo Scienze umane; “Il brindisi” (via delle Cose diverse) con Roberto Casadio; “Tra uomo e animale” (Piazza Garibaldi) con Alessandro Casetti.

Il servizio accoglienza alle mostre è effettuato dagli studenti dell’Istituto superiore di Forlimpopoli.

A Forlimpopoli sapori da tutto il mondo

La Festa Artusiana si conferma crocevia di sapori di diverse parti del mondo. In questa edizione diversi gli amici artusiani da oltreconfine, a partire dai francesi di Villeneuve Loubet patria natale del grande Escoffier e dei Pays Beaujolais con la loro cucina e pasticceria della regione Rhone-Alpes. La collaborazione tra il comune di Forlimpopoli e la cittadina francese di Villeneuve Loubet suggellerà il legame di amicizia e gemellaggio giunto al diciottesimo anno. E ancora la cucina croata di Rovigno, quella filippina insieme a Casa Artusi Filippine, quella austriaca di Traun.

Ufficio stampa della Festa Artusiana è l’Agenzia PrimaPagina

Al via a Pesaro la quattro giorni del gusto con il Festival della Cucina Italiana

Pesaro (13 giugno 2018) – Al via la quattro giorni del cibo dedicata alla tradizione da conservare e all’artigianalità da esaltare. Appuntamento a Pesaro (Largo Aldo Moro) con la 18esima edizione del Festival della Cucina Italiana, per l’occasione ribattezzato Rossini Food Festival. Di scena dalle ore 18, a partire da giovedì 14 giugno (sino a domenica 17 giugno), uno speciale omaggio al grande compositore nel 150esimo della scomparsa, visto sotto la speciale lente del cibo e del vino. Un incontro, Rossini-cibo, che non nasce a caso, per le tante testimonianze che hanno dipinto il musicista quale raffinato ed esigente gourmet, con una speciale predilezione per l’enogastronomia di qualità da tutte le parti d’Italia e dall’estero. L’ingresso è libero.

Tante le proposte del cibo per tutte le tasche, in un viaggio del gusto lungo diverse regioni d’Italia, unite dallo speciale fil rouge dei sapori rossiniani. Al Festival sarà possibile degustare il pregiato salmone Upstream di Claudio Cerati; le lasagne per Rossini con cinque formaggi realizzate dalle Mariette artusiane; arancini e cannoli siciliani in versione rossiniana; le polpette fritte e al sugo realizzate da un macellaio doc (parenti delle olive ascolane che piacevano al compositore); porchetta con mandorle, prodotta con maiali allevati allo stato brado nel parco della Majella; arrosticini di castrato di agnellone tagliati a mano, legati alla tradizione pastorale dell’Abruzzo, con la novità degli arrosticini di pancetta di agnello; le emozioni di formaggio delle Direzioni del Gusto, il panettoncino Rossini della pasticceria Cova di Milano; il gran fritto di pesce.

Rossini era anche un esigente cultore in fatto di vino. E infatti, sempre nel Largo Aldo Moro, saranno presenti ben tre le aree dedicate al vino, per un excursus enologico in tutta Italia. Un’area sarà dedicata ai vini fermi e alle bollicine metodo charmat, un’altra alle bollicine con Metodo classico, un’altra ancora al mixology con le stravaganti invenzioni di Charles Flamminio.

Nel corso del Festival cinque locali “adotteranno” un piatto dedicato al grande Maestro: ’59 Restaurant, Lo Scudiero, Polo Pasta & Pizza, Nostrano, Settima Fila. Alcuni di loro saliranno anche sul palco in Largo Aldo Moro, proponendo un evento sul palcoscenico del Festival. Si parte giovedì 14 alle 19.30 con lo specialeshowcooking dello chef Gianni Castellana del ’59 Restaurant che propone l’insalata angelica Rossiniana, alle 20 sarà la volta dello chef Matteo Ambrosini de Lo Scudiero con i suoi Tournedos alla Rossini.

Venerdì 15 sempre sul palco alle 19 Corso gratuito sulla disostruzione da cibo, alle 20 show cooking dello chef Michele Poletti del Ristorante Polo Pasta & Pizza che svela i segreti di “Barbajata”, alle 21 musica dal vivo del gruppo Costa Rica che esegue il “Recital Rossini”.

Il Festival è coordinato da La Madia Travelfood, oggi inserita nel contesto di Cose Belle d’Italia.

Ufficio stampa del Festival della Cucina Italiana è l’Agenzia PrimaPagina

Sammauroindustria acquista un fondo pascoliano

San Mauro Pascoli (11 giugno 2018) – Un corpus di 143 manoscritti pascoliani inediti e di 800 tra prime edizioni, libri rari, riviste e altri documenti sempre sul poeta, sono stati acquistati da Sammauroindustria, l’associazione pubblico-privato di San Mauro Pascoli, nata con la mission di valorizzazione l’opera e la figura del grande poeta. L’imponente mole documentaria sarà messa a disposizione del Comune di San Mauro, che, attraverso il Museo di Casa Pascoli, lo renderà disponibile agli studiosi.

In un periodo di tagli pressoché generalizzati alla cultura va decisamente controcorrente Sammauroindustria, associazione nata 18 anni fa da un gruppo di imprenditori e dal Comune di San Mauro Pascoli, con la volontà di valorizzare i due tesori del territorio: il distretto della calzatura e la figura di Giovanni Pascoli. Un rapporto pubblico-privato da case history nazionale, quasi per sfidare il motto che “con la cultura non si mangia”, tradottosi nel territorio attraverso numerose iniziative di crescita culturale. Per citarne alcune: Un Talento per la Scarpa, il Premio Pascoli di Poesia, il Processo del 10 agosto, Il Giardino della poesia, il grande convegno sul Centenario della morte del poeta.

Un percorso che si arricchisce di un nuovo importante capitolo: l’acquisizione di un Fondo dal professor Piero Pieretti di Pisa, in passato docente presso l’Università degli Studi di Siena, studioso e cultore di Giovanni Pascoli, autore anche di alcuni saggi pascoliani, tra i quali: Giano bifronte. Identificazione del Pascoli allegorico in “Convegno internazionale di Studi pascoliani”, Barga 1983; Ecdotica Anecdotica in “Giovanni Pascoli. Poesia e poetica. Atti del convegno di Studi pascoliani San Mauro 1-2-3 aprile 1982”, Maggioli 1982.

Il Fondo consiste di 143 manoscritti, di cui 115 sicuramente del poeta, mentre i restanti sono trascrizioni di Maria e Ida Pascoli (sorelle di Giovanni), lettere di corrispondenti del poeta, materiale fotografico e manoscritto redatto da altre mani: ad esempio un contratto del 1898 fra la Casa editrice Dante Alighieri e Pascoli per testi scolastici, una relazione di un’ispezione del poeta del 1903 in un liceo di Forlì, materiale alla morte.

Tra i manoscritti autografi si distinguono le stesure con iter redazionale di quattro poesie poi accolte nella raccolta Poesie Varie: Ghino di Tacco, L’amorosa giornata, Patuit dea, A Victor Hugo; appunti del 1894 sull’otium da Ovidio, Amores; trascrizione di versi da Virgilio e Catullo; note sull’Eneide; appunti del 1898 per la conferenzaIter siculum; tre fogli di appunti di argomento omerico (Odissea) del 1899 e diversi altri appunti manoscritti.

Tra le lettere, si distinguono le 33 lettere e cartoline a Luigi Bonati – cantiniere di La Spezia, amico e ammiratore di molti poeti – che possono consentire la ricostruzione di un completo carteggio tra i due. Altri poi sono i nuclei compatti di lettere, come quelle alle monache del Convento di Sogliano al Rubicone (1895-1906) o a Luigi Mercatelli. Vi sono inoltre numerose lettere inedite ad amici e collaboratori a vario titolo.

Da notare lo straordinario valore, oltre agli autografi in originale, di tutta la documentazione cartacea di interesse pascoliano, e circa 800 prime edizioni delle opere di Pascoli, opuscoli rari contenenti le trascrizioni di altri carteggi inediti, riviste sulle quali il poeta aveva pubblicato per la prima volta i suoi testi e un’ampia bibliografia critica sul poeta con volumi ed estratti.

Il Fondo Pieretti costituisce quindi un nucleo fondamentale ai fini della ricostruzione della biografia pascoliana, nonché per ripercorrere l’intera produzione del poeta a partire dagli anni di Massa.

Sammauroindustria
L’associazione è nata 18 anni fa dall’incontro tra un gruppo di imprenditori di San Mauro Pascoli insieme al Comune. Oggi Sammauroindustria vede la partecipazione delle principali aziende di scarpe del distretto della calzatura (Casadei, Gianvito Rossi, Giuseppe Zanotti, Pollini, Sergio Rossi, Tgp), un’azienda leader nel settore della chimica (Gruppo Ivas), la scuola di calzature del Cercal e il Comune di San Mauro Pascoli. Collaborano con l’Associazione su specifici progetti Unindustria e Romagna Banca. Tra le iniziative “storiche” di Sammauroindustria c’è il concorso internazionale per giovani stilisti “Un Talento per la Scarpa”, il Premio Pascoli di poesia, il Processo del 10 agosto.

Donatella Cinelli Colombini Premio Nazionale Galvanina del Cuore

Siena (12 giugno 2018) – L’Associazione Donne del vino aderisce al progetto Sicurezzatavola. Progetto nazionale promosso da La Madia Travelfoode Salvamento Accademy, l’iniziativa da quattro anni forma personale nel mondo wine&food sulla disostruzione da cibo a tavola e su come intervenire in caso di soffocamento da cibo. Tema troppo spesso sottovalutato (l’80% degli incidenti tra i bambini riguarda il rischio di soffocamento da cibo), non lo è per l’Associazione Donne del vino che raccoglie 750 iscritte da tutta la Penisola. E proprio per questo impegno che vede le associate al sodalizio prendere parte ai corsi sulla disostruzione pediatrica, il Premio nazionale Galvanina del Cuore sarà assegnato alla Presidente dell’Associazione Donne del Vino Donatella Cinelli Colombini. Discendente da uno dei casati storici del Brunello di Montalcino, è l’ideatrice del progetto enoturistico “Cantine Aperte”; nel 2012 le è stato assegnato il Premio Internazionale Vinitaly.

Il Premio Galvanina del Cuore le sarà assegnato per la “sensibilità dimostrata nella divulgazione delle pratiche di disostruzione da cibo tra le Donne del Vino”.

Suddiviso in diverse sezioni (Cultura, Cucina, Giornalismo, imprenditoria, Vino, Cuore), il Premio Nazionale Galvanina è uno dei riconoscimenti più illustri nel panorama enogastronomico nazionale. Negli anni passati è stato assegnato a personalità dello spessore, per citare alcuni nomi, di Tonino Guerra, Gualtiero Marchesi, Vittorio Sgarbi, Pierluigi Celli, Carlo Cracco e tanti altri.

Nella sezione del Cuore sono stati premiati il dottor Marco Squicciarini (2015), medico e formatore di Istruttori per la Rianimazione Cardiopolmonare Pediatrica e Manovre di Disostruzione da corpo estraneo con l’organizzazione di formazione Nazionale Salvamento Academy (linee guida American Hearth), Mirko Damasco (2016) per il progetto sulla sicurezza a tavola, Francesca Matacena (2017) ideatrice del progetto solidale “Rossinimania”.

Chi è Donatella Cinelli Colombini

È nata a Siena nel 1953, città dove si è laureata in Storia dell’arte con il massimo dei voti. Per prima ha intuito il potenziale turistico dei luoghi del vino e, nel 1993, ha inventato “Cantine aperte”, la giornata che in pochi anni ha portato al successo l’enoturismo in Italia. Oggi insegna turismo del vino nei Master post laurea.

Nel 1998 ha lasciato l’azienda di famiglia per crearne una sua composta dal Casato Prime Donne a Montalcino dove produce Brunello e dalla Fattoria del Colle a Trequanda con cantina di Chianti e centro agrituristico. Le sue sono le prime cantine in Italia con un organico interamente femminile. Nel 2003 Donatella ha vinto l’Oscar di miglior produttore italiano ed ha pubblicato il Manuale del turismo del vino. Nel 2007 è uscito il suo secondo libro Marketing del turismo del vino seguito nel 2016 dal Marketing delle Cantine aperte.

Nel 2012 le è stato assegnato il “Premio Internazionale Vinitaly” e nel 2014 il titolo di Cavaliere della Repubblica Italiana. Dal 2016 è presidente Nazionale delle Donne del Vino.

Il Festival della Cucina Italiana 14-17 giugno

Giunto alla XVIII edizione, è uno degli appuntamenti enogastronomici più conosciuti in Italia, realizzato insieme ai protagonisti del cibo, del vino e della cultura agroalimentare. Caratteristica del Festival è quella di essere itinerante: negli anni passati è stato ospitato nel Museo della Marineria di Cesenatico, nella città del Tartufo Bianco Pregiato di Pergola, all’Isola d’Elba, a Londra, a Piobbico, a San Benedetto del Tronto, a San Patrignano, a Rimini e a Bologna, coinvolgendo il folto pubblico (fino a 80.000 presenze), le televisioni, i giornalisti, i più importanti chef italiani e i buyers esteri.

Nel 2018, per il secondo anno di fila, sarà ospitato a Pesaro dove si trasformerà in Rossini Food Festival. Un omaggio in occasione del 150º del grande compositore Gioachino Rossini – illustre cittadino di Pesaro – raccontato in maniera inedita attraverso percorsi gourmet. Protagonisti gli chef dell’Accademia Nazionale Italcuochi, coordinati da Gianfranco Vissani, le Mariette artusiane con preparazione di tortellini e lasagne, degustazioni di grandi vini, show cooking, musica e tanto altro.

Il Festival è coordinato da La Madia Travelfood, oggi inserita nel contesto di Cose Belle d’Italia.

Ufficio stampa del Festival della Cucina Italiana è l’Agenzia PrimaPagina

Cristina Bowerman Premio Nazionale Galvanina Miglior Chef 2018

Pesaro (11 giugno 2018) – Sembrava destinata a leggi, codicilli e giurisprudenza, ha finito per sovvertire regole già scritte e imporsi per la sua geniale estrosità. Unica donna stellata nell’anno di grazia 2010, così come unica donna Chef Ambassador di Expo, Cristina Bowerman è un consistente copione dalla trama mai scontata, un po’ come la sua vita alla continua ricerca di nuove esperienze in cucina.

Il suo già ricco “curriculum” si amplia di un nuovo riconoscimento: il Premio Galvanina come Miglior chef 2018. Le sarà assegnato nell’ambito della diciottesima edizione del Festival della Cucina Italiana in programma a Pesaro dal 14 al 17 giugno prossimo.

Il Premio le viene assegnato per la sua “sorprendente cucina giramondo, basata su una instancabile ricerca, ricca di una femminilità intelligente, curiosa e intensa come lei”.

Il Premio Nazionale Galvanina è uno dei riconoscimenti più rilevanti nel panorama enogastronomico nazionale. Suddiviso in sei sezioni (Cultura, Cucina, Vino, Giornalismo, Imprenditoria, Cuore), negli anni passati nella sezione cucina è stato assegnato a Gianfranco Vissani (2010), Gino Angelini (2011), Pino Cuttaia (2012), Niko Romito (2013), Carlo Cracco (2014), Gino Fabbri (2015), Moreno Cedroni (2016), Davide Oldani (2017).

Chi è Cristina Bowerman

Chef stella Michelin, è nata a Cerignola, in provincia di Foggia. Dopo la laurea in Giurisprudenza, nel 1992 lascia la Puglia per gli Stati Uniti. In California alterna gli studi forensi e quelli in graphic design, al lavoro da Higher Grounds, coffee house di San Francisco. Nel 1998 si trasferisce ad Austin, dove consegue la laurea in Culinary Arts.

Nel 2005 torna in Italia con l’idea di rimanerci poco. Approda prima al Convivio Troiani a Roma, poi da Glass Hostaria. Qui Cristina Bowerman inizia a delineare la sua cucina decisamente originale. Il pubblico della Capitale e quello internazionale sono conquistati totalmente dalla sua cucina e, nel 2010, le viene assegnata la stella Michelin. La sua storia e quella del ristorante Glass sono diventate un case study all’Università Bocconi nel programma 2010. Nel novembre 2012 Cristina e il suo socio Fabio Spada danno vita a Romeo Chef&Baker, un contenitore poliedrico che spazia dai food truck allo stand molto pop del mercato di Testaccio passando per pane artigianale, pizza, gelati e cocktail. Da maggio 2017 cura anche il ristorante Linea presso il Museo Maxxi di Roma.

Tanti i riconoscimenti che le sono stati assegnati. Per citarne alcuni: Chef Donna dell’Anno a Identità Golose (2013), unica donna Chef Ambassador di Expo (2015), primo Presidente dell’Associazione Nazionale Ambasciatori del Gusto di cui é anche membro fondatore (2016), nel marzo 2018 uno dei 12 membri del Comitato Tecnico di Coordinamento creato dal Ministro Franceschini in occasione del 2018 Anno del Cibo.

Tante le iniziative nel sociale: Premio Aila Progetto Donna dalla Fondazione Italiana per la Lotta contro l’artrosi e l’osteoporosi (2015), nel febbraio 2018 è nominata Ambasciatrice del Telefono Rosa

Il Festival della Cucina Italiana 14-17 giugno
Giunto alla XVIII edizione, è uno degli appuntamenti enogastronomici più conosciuti in Italia, realizzato insieme ai protagonisti del cibo, del vino e della cultura agroalimentare. Caratteristica del Festival è l’essere itinerante: negli anni passati è stato ospitato nel Museo della Marineria di Cesenatico, nella città del Tartufo Bianco Pregiato di Pergola, all’Isola d’Elba, a Londra, a Piobbico, a San Benedetto del Tronto, a San Patrignano, a Rimini e a Bologna, coinvolgendo il folto pubblico (fino a 80.000 presenze), le televisioni, i giornalisti, i più importanti chef italiani e i buyers esteri.

Nel 2018, per il secondo anno di fila, sarà ospitato a Pesaro, e si trasformerà in Rossini Food Festival. Un omaggio ai 150 anni del grande compositore, Gioachino Rossini, illustre cittadino della città Pesaro, raccontato in maniera inedita attraverso percorsi gourmet. Protagonisti gli chef dell’Accademia Nazionale Italcuochi, coordinati da Gianfranco Vissani, le Mariette artusiane con lezioni di pasta, illustri firme della cucina con cene d’autore, degustazioni guidate di grandi vini, incontri e tanto altro.

Il Festival è coordinato da La Madia Travelfood, oggi inserita nel contesto di Cose Belle d’Italia.

Festa Artusiana XXII Edizione: ecco i sei finalisti del Premio Marietta

Forlimpopoli (12 giugno 2018) – Un falegname, una infermiera, un dipendente pubblico, una impiegata, una commerciante, una parafarmacista. Svolgono le professioni più disparate e arrivano da tutta Italia i cinque finalisti del Premio Marietta, il concorso per cuochi dilettanti, a cui si aggiunge il finalista nella sezione per il centenario del Lions Club.

Tutti i provetti cuochi, saranno a Casa Artusi domenica 24 giugno a realizzare la loro ricetta e cercare di conquistare l’ambito Premio Marietta, del valore di 1000 euro messo in palio da Conad, a cui si associa il prestigio di “discepoli” di Marietta Sabatini, la celebre governante dell’Artusi. Il Concorso è promosso dal Comune di Forlimpopoli, in collaborazione con l’Associazione delle Mariette e Casa Artusi.

Questi i finalisti di questa edizione: Sergio Giglio falegname di Cogoleto (Genova), con la ricetta “Filindeu ed erbe spontanee in brodo di piccione”; Maria Angela Pischedda, infermiera di Thiesi (Sassari), “Panada di viola”; Maria Giovanna Nocera dipendente pubblico di Agrigento, “Non solo minestra di Tinniruma”; Ilaria Bertoli, impiegata di Medesano (Parma), con “Gnocchi cordiali”; Fiammetta Frambosi, commerciante di Rimini, “Cappelletti ai formaggi su vellutata di piselli alle menta e seppia saltata”. Nella sezione Centenario Lions, Agata Caldarera, amministratore di parafarmacia di Giarre (Catania), con “Pasta di timilia con tonno”.

Le ricette finaliste sono ispirate al celebre manuale artusiano, “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”, e saranno realizzate nella scuola di Cucina di Casa Artusi, vagliate da una giuria presieduta da Verdiana Gordini, presidente dell’Associazione delle Mariette.

La premiazione è in programma nella serata di domenica 24 giugno alle ore 21,00 a Casa Artusi. Nell’occasione saranno consegnati anche i Premi Marietta ad honorem in questa edizione assegnati Stamperia Pascucci e Stefania Barzini.

Informazioni
Ufficio Cultura tel. 0543-749237-4 (orario 10-13; durante la Festa 16-21).
Mail: info@festartusiana.it promozione@comune.forlimpopoli.fc.it
Siti: www.festartusiana.it www.forlimpopolicittartusiana.it

 

Ufficio stampa della Festa Artusiana è l’Agenzia PrimaPagina

Terza edizione per StartCoop

Quando l’idea si fa cooperativa ha l’opportunità di incontrare il bando StartCoop per le nuove imprese cooperative di Forli Cesena, ideato per favorire la nascita di nuove realtà imprenditoriali valorizzando le opportunità della forma cooperativa.  Promosso da Confcooperative Forlì-Cesena, StartCoop è alla terza edizione e offre un articolato percorso di accompagnamento e tutoraggio oltre a concreti premi in denaro e servizi ai tre che risulteranno primi classificati.

Chi può partecipare? Coloro che hanno un’idea imprenditoriale, realizzabile dal punto di vista tecnico ed economico-finanziario, che si possa trasformare entro la fine del 2018 in una società cooperativa con sede nel territorio della provincia di Forlì-Cesena.

Una commissione composta da rappresentanti di Confcooperative Forlì-Cesena nonché dai partner bancari – Bper Banca, Credito Cooperativo ravennate, forlivese e imolese e Credito Cooperativo Romagnolo – valuterà i progetti presentati.

I premi per i primi 3 classificati (per un controvalore stimato di 12.000, 8.000 e 5.000 euro)  sono composti da un contributo economico, spazio co-working, progettazione di immagine aziendale e pagina su social network, sconto su polizze assicurative, predisposizione di statuto societario e regolamenti, servizi di controllo di gestione, ricerca di contributi pubblici e finanziamenti agevolati, servizi pubbliredazionali sui quotidiani locali, corso di formazione (5 giornate) per neo-imprenditori e percorso di Open Innovation.

“L’obiettivo di StartCoop è quello di favorire la nascita di nuove imprese, così da creare occupazione nel territorio e sostenere l’economia locale.  E’ anche uno strumento per stimolare creatività e ingegno al servizio dello sviluppo imprenditoriale del nostro territorio, intercettando una vivacità che spesso esiste, ma non sempre riesce a emergere completamente. Grazie alle due edizioni precedenti abbiamo favorito la nascita di 26 cooperative per un totale di oltre 140 posti di lavoro creati” dichiara Mirco Coriaci, direttore di Confcooperative Forlì-Cesena.

“Siamo alla terza edizione e di questo dobbiamo ringraziare anche gli istituti di credito che fin dall’inizio hanno creduto nel progetto e che rappresentano veri e propri partner tecnici. Questo bando è uno degli strumenti con cui cerchiamo di sostenere nuove imprese e nuovi posti di lavoro, promuovendo al contempo la cooperazione. Quest’anno dedicheremo particolare attenzione ai temi dei giovani e delle cooperative di comunità” commenta Riccardo Cappelli, responsabile finanza di Confcooperative e coordinatore del progetto. 

Ogni ulteriore informazione per partecipare al concorso è reperibile sul sito www.startcoop.it
Le iscrizioni sono aperte dal 15 giugno 2018 fino al 31 ottobre 2018.

Ufficio stampa di Confcooperative è l’Agenzia PrimaPagina

A Damijan Podversic il Premio Nazionale Galvanina Miglior Produttore Vino 2018

Pesaro (11 giugno 2018) – “Per fare un buon vino bisogna essere un filosofo, non un tecnico”. E ancora, una citazione di Mario Soldati che a lui piace tanto: “Il vino è poesia della terra”. Se c’è un personaggio del vino che esce dagli schemi è Damijan Podversic. Personaggio poco convenzionale e di confine (friulano di minoranza slovena), come i vini che produce nei dieci ettari di vigna in collina nel territorio di Gorizia. Il Premio Nazionale Galvanina a un produttore di vino – premio inserito per la prima volta quest’anno – non poteva che essere attribuito a un personaggio non conformista come lui. Il Premio Miglior Produttore 2018 gli sarà dunque assegnato domenica 17 giugno a Pesaro in occasione della XVIII edizione del Festival della Cucina Italiana (14-17 giugno) con la seguente motivazione: “Damijan Podversic, viticoltore eroico che esprime l’identità di frontiera attraverso gli elementi necessari a un grande vino: “una grande terra, un grande vitigno e il seme maturo”.

Il Premio Nazionale Galvanina è uno dei riconoscimenti più rilevanti nel panorama enogastronomico nazionale. Suddiviso in diverse sezioni (Cultura, Cucina, Vino, Giornalismo, Imprenditoria, Cuore), negli anni passati è stato assegnato a personalità dello spessore, per citare alcuni nomi, di Tonino Guerra, Gualtiero Marchesi, Vittorio Sgarbi, Pierluigi Celli, Carlo Cracco e tanti altri.

Damijan Podversic, ritratto da Giulia Gavagnin

Non so dire se Damijan Podversic si sia ispirato al pensiero forte di Eleanor Roosevelt quando ha deciso di diventare un vignaiolo. La storica attivista americana, nonché moglie di uno dei più influenti presidenti degli Stati Uniti un giorno disse: “Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni”. Di certo, è difficile imbattersi in un viticoltore che in ogni istante della propria vita abbia avuto come obiettivo esistenziale il perseguimento di un sogno così ambizioso, l’estrazione della “grande bellezza” dalla terra. Si, perché i vini di questo omone sempre pensoso, a tratti scontroso come il profilo del Monte Calvario che ospita i suoi dieci ettari di vigna, posseggono la grazia del risveglio primaverile della Natura e l’armonia di una grande opera d’arte.

Il sogno di Damijan è sempre stato questo: fare un “grande vino”. E ci è riuscito. Un grande vino dall’animo femminile, talvolta sensuale, altre riservato, ma sempre armonico. Lui stesso invoca la bellezza muliebre quando parla dei suoi “figlioli”. Il Nekaj (significa “qualcosa” in sloveno) proviene da un vitigno aromatico, il friulano (prima che la burocrazia europea incedesse con la mannaia si chiamava tocai), ed è come una donna appariscente, “di quelle che si notano da lontano e fanno girare la testa a noi maschietti”. Profuma di frutta matura e spezie, con note di mango e persino di patchouli, come una diva del cinema. La  ribolla gialla, invece, proviene da un vitigno basale, avaro di profumi, è come una di quelle ragazze minute e delicate “che non si notano subito, ma che quando si siedono vicino a te non ti alzi più”. Che poi, sono quelle da sposare. E, infatti, sebbene non avvolgente al naso, con note di pesca gialla e bouquet floreale, questa ribolla conquista per eleganza e mineralità, come fosse un vino quotidiano, da bere tutti i giorni. Ed è sorprendente, perché chi conosce i vini macerati sa che leggerezza e leggiadria vanno poco d’accordo con il contatto del mosto con le bucce.

La vocazione alla vigna in Damijan è precoce. Assaggia il vino per la prima volta durante una messa (faceva il chierichetto) e capisce che nell’allegoria del sangue di Cristo c’è la vita vera. Suo padre possiede qualche ettaro subito fuori Gorizia, fa anche il viticoltore, ma non ha consacrato la propria esistenza interamente alla vigna. Damijan, invece, non ama le mezze misure. Termina l’istituto agrario, e inizia le prime vendemmie. Sono proprio i metodi appresi durante gli anni di formazione a portarlo sulla strada sbagliata: “Per anni ho fatto il vino prostrato per terra seguendo i dettami della scuola tecnica. Solo dopo molti anni ho capito che stavo sbagliando: per fare il vino bisogna essere un filosofo, non un tecnico. Un filosofo si pone continuamente domande e adegua il proprio lavoro ascoltando quello che gli dice la natura. Il tecnico applica quello che gli è stato insegnato come se fosse la verità assoluta, come se sapesse sempre tutto. Ma il tecnico non potrà mai sapere sempre tutto; e senza mettere in discussione il proprio lavoro inevitabilmente commetterà degli errori”. Dice che la ricetta magica per produrre un grande vino cambia ogni dieci anni, come il modello della Mercedes. “Negli anni ’70 guai se non avevi il torchio, negli anni ’80 il non plus ultra era la pressa a polmone, negli anni ‘90 la barrique era obbligatoria, poi sono arrivati gli anni 2000 che se non avevi il “grande guru” come Cotarella o Calvin Klein non potevi produrre un buon vino, nel primo decennio del 2000 il must era l’anfora e oggi senza botte a forma di uovo non sei nessuno”. La verità, invece, è sotto agli occhi di tutti: quanti hanno utilizzato la barrique e prodotto vino mediocre? E davvero tutti i vini macerati in anfora sono “grandi vini”? La risposta è ovvia: no.

Infatti, per fare un grande vino non ci vuole la ricetta magica, ma sono necessari tre elementi: “un grande terreno vocato alla frutticoltura, un grande vitigno e il seme maturo”. Le vigne di Damijan crescono sulla ponca, una marna arenaria di origine eocenica, frutto di stratificazioni millenarie ricche di sali e di microelementi che conferiscono al vino caratteristiche peculiari. I vitigni sono cinque, di cui quattro vinificati in purezza: ribolla gialla, malvasia, friulano e merlot. Lo chardonnay, insieme al friulano e alla ribolla dà vita al Kaplija, l’uvaggio bianco elegante e aromatico che “aspira a essere quella donna che piace sia per il suo aspetto esteriore che per la sua profondità”. Il seme maturo è l’elemento che conferisce al vino quel caratteristico sentore di frutta matura, senza alcuna nota erbacea: «Nei miei vini sentirete frutti di tutti i generi, dalla pesca agli agrumi alle erbe fresche, comunque sempre frutti maturi. Non troverete mai sentori erbacei, perché l’uva che vinifichiamo è “stramatura”. È l’acidità che dà la freschezza in bocca, e se questa è naturale ed equilibrata non avremo la sensazione di amaro e slegato». La barrique alle nostre latitudini è dannosa, toglie longevità e freschezza al vino: “è necessaria in Francia, dove il seme non giunge mai a piena maturazione per motivi climatici”.

Il risultato di questa filosofia è un vino che deve essere sempre “croccante”, teso tra maturità e acidità a prescindere dall’andamento delle stagioni: “aspetto che l’uva maturi in vigna e a seconda della stagione so già il tipo di vino che nascerà. Se la stagione è stata calda e ventosa, il vino sarà come una canzone degli AC/DC, vitale ed esplosivo. Se la stagione è stata bagnata e fredda, il vino sarà come la Nona sinfonia di Beethoven, arriva piano e poi si apre in tutta la sua meraviglia. E poi il seme, il filo del rasoio tra ossidazione e riduzione, impartirà il suo carattere”. Questa filosofia, ovviamente, è anche il frutto della frequentazione di grandi maestri, da Nicola Manferrari (il farmacista-enologo di “Borgo del Tiglio”) a Josko Gravner: dal primo ha assorbito la vocazione all’eleganza, dal secondo ha appreso il rispetto per la terra e il ciclo della Natura.

Oggi Damijan Podversic è sul punto di portare a compimento il suo sogno. Ha una famiglia unita e  numerosa, ha saputo realizzare un grande vino e sta per terminare la nuova cantina. “E’ l’ultima fase di realizzazione del mio sogno: ho ancora 7-8 vendemmie davanti a me, poi lascerò la guida dell’azienda a chi lo merita, che siano i miei figli o altri entusiasti prosecutori della mia attività”. Però, fino ad allora, non smetterà di ricordare a se stesso e agli altri che “se vuoi fare un grande vino, devi sentirti una formica: se ti senti un grande tecnico oltraggi la Natura e quello è il momento in cui sbaglierai tutto”.

Il Festival della Cucina Italiana 14-17 giugno

Giunto alla XVIII edizione, è uno degli appuntamenti enogastronomici più conosciuti in Italia, realizzato insieme ai protagonisti del cibo, del vino e della cultura agroalimentare. Caratteristica del Festival è l’essere itinerante: negli anni passati è stato ospitato nel Museo della Marineria di Cesenatico, nella città del Tartufo Bianco Pregiato di Pergola, all’Isola d’Elba, a Londra, a Piobbico, a San Benedetto del Tronto, a San Patrignano, a Rimini e a Bologna, coinvolgendo il folto pubblico (fino a 80.000 presenze), le televisioni, i giornalisti, i più importanti chef italiani e i buyers esteri.

Nel 2018, per il secondo anno di fila, sarà ospitato a Pesaro, e si trasformerà in Rossini Food Festival. Un omaggio ai 150 anni del grande compositore, Gioachino Rossini, illustre cittadino della città Pesaro, raccontato in maniera inedita attraverso percorsi gourmet. Protagonisti gli chef dell’Accademia Nazionale Italcuochi, coordinati da Gianfranco Vissani, le Mariette artusiane con lezioni di pasta, illustri firme della cucina con cene d’autore, degustazioni guidate di grandi vini, incontri e tanto altro.

Il Festival è coordinato da La Madia Travelfood, oggi inserita nel contesto di Cose Belle d’Italia.

Artusi e Rossini si incontrano per mano delle Mariette

Pesaro (11 giugno 2018) – Le Mariette Artusiane per quattro giorni saranno anche Rossiniane. In omaggio al grande compositore di cui ricorrono i 150 anni della scomparsa, durante il Festival della Cucina Italiana a Pesaro (14-17 giugno) realizzeranno due piatti in esclusiva studiati secondo i gusti e i piaceri del Maestro.

Pasta tirata a mano secondo i dettami che da sempre contraddistinguono le Mariette, realizzeranno delle “speciali” Lasagne ai cinque formaggi con ripieno di Gorgonzola Dop, Emmental bavarese, Fontina, Italico, Ricotta oltre al Parmigiano Reggiano, con sopra un pesto leggero di basilico. Una sorta di risposta estiva ai vincisgrassi marchigiani, tanto amati dal compositore.

Proprio così. Perchè se il Maestro era tanto geniale in musica, era altrettanto raffinato ed esigente nel cibo e nel vino. E’ risaputo che Rossini si facesse spedire gorgonzola dall’omonima città, da Milano il panettone, da Napoli i maccheroni, dall’Emilia mortadella e zamponi, da Ascoli i tartufi.

Dunque, grazie alla Mariette i sapori rossiniani incontrano quelli artusiani. E proprio in fatto di cucina domestica, le fedeli custodi della tradizione realizzeranno anche i celebri tortellini al ragù. Sempre con quelle mani in pasta che caratterizza il loro Dna. E che tanto piacerebbe ad Artusi e Rossini.

Il Festival della Cucina Italiana 14-17 giugno
Giunto alla XVIII edizione, è uno degli appuntamenti enogastronomici più conosciuti in Italia, realizzato insieme ai protagonisti del cibo, del vino e della cultura agroalimentare. Caratteristica del Festival è quella di essere itinerante: negli anni passati è stato ospitato nel Museo della Marineria di Cesenatico, nella città del Tartufo Bianco Pregiato di Pergola, all’Isola d’Elba, a Londra, a Piobbico, a San Benedetto del Tronto, a San Patrignano, a Rimini e a Bologna, coinvolgendo il folto pubblico (fino a 80.000 presenze), le televisioni, i giornalisti, i più importanti chef italiani e i buyers esteri.

Nel 2018, per il secondo anno di fila, sarà ospitato a Pesaro dove si trasformerà in Rossini Food Festival. Un omaggio in occasione del 150º del grande compositore Gioachino Rossini – illustre cittadino di Pesaro – raccontato in maniera inedita attraverso percorsi gourmet. Protagonisti gli chef dell’Accademia Nazionale Italcuochi, coordinati da Gianfranco Vissani, le Mariette artusiane, degustazioni di grandi vini, show cooking, musica e tanto altro.

Il Festival è coordinato da La Madia Travelfood, oggi inserita nel contesto di Cose Belle d’Italia.

Ufficio stampa del Festival della Cucina Italiana è l’Agenzia PrimaPagina