Premio Marietta ad Honorem 2018 a Stefania Barzini

Se la cucina italiana nel mondo ha un’ambasciatrice il nome è quello di Stefania Barzini. Sei anni di corsi di cucina italiana conditi da svariati eventi negli States, numerosi documentari e pubblicazioni sempre sul tema del cibo, una scuola di cucina rivolta a italiani e stranieri, un blog… la lista è lunga. Ora un altro riconoscimento, prestigioso visto che arriva dalla città del padre della cucina italiana: il Premio Marietta ad Honorem.

Il Premio le sarà assegnato “per la straordinaria passione e competenza con cui parla, insegna e scrive di cibo, sostenendo la cucina di territorio in Italia e nel mondo”, si legge nella motivazione del Comitato scientifico di Casa Artusi.

La consegna domenica 24 giugno a Casa Artusi alla Festa Artusiana, nell’ambito delle premiazioni del Premio Marietta, il concorso nazionale per cuochi dilettanti. Insieme a lei, sarà premiata la Bottega Pascucci di Gambettola.

Chi è Stefania Barzini
Stefania Aphel Barzini ama soprattutto scrivere, mangiare e cucinare. Queste importanti attività l’hanno portata a tenere Corsi di Cucina Regionale Italiana a Los Angeles dove ha vissuto per sei anni, e ad organizzare per l’Istituto Italiano di Cultura eventi e manifestazioni di promozione di libri e film italiani, raccontati attraverso il cibo. Tornata in Italia ha aperto una Scuola di Cucina al Castello di Ceri, vicino a Roma, e infine ha iniziato una proficua collaborazione con il Gambero Rosso, sia per il canale televisivo, di cui è stata uno degli autori, sia per la rivista. Nel corso di questa collaborazione si è soprattutto interessata a temi e argomenti riguardanti l’America e le sue cucine. Per il Gambero Rosso Channel ha scritto, prodotto e diretto vari documentari sempre rivolti agli Stati Uniti, con particolare attenzione ai temi italo-americani. In particolare “Little Italy” un documentario in 10 puntate che racconta il cibo come elemento identitario nelle comunità italo-americane.
Lavora anche come consulente nell’organizzazione di eventi, fiere e mostre sempre a tema enogastronomico. È stata l’ideatrice di SaltExpo, il primo Salone dedicato interamente al Sale, svoltosi a Napoli nel 2007. Insegna Scrittura Creativa applicata al cibo in vari master di giornalismo enogastronomico (Gambero Rosso, Università di Siena, Master di Cultura Enogastronomica Italiana agli studenti della Illinois University in Erasmus in Italia, Scuola di Cucina Cuochepercaso).
Ha all’attivo numerosi libri, fra cui “Una Casalinga ad Hollywood”, “A Tavola con gli Dei. Ricette e Memorie delle Isole Eolie”, “Così Mangiavamo”, “L’Ingrediente Perduto”, “La Scrittrice Cucinava Qui”.
E’ uno degli autori, insieme ad Annalisa Barbagli, che lavorano alla serie in 20 volumi “Cucinare Insieme”, curata da Stefano Bonilli e pubblicata dalla casa editrice Giunti.
Nel 2014 pubblica “Fornelli d’Italia-150 anni di storia del nostro paese raccontati da piccole e grandi cuoche”, è la storia dei cambiamenti avvenuti nel nostro Paese dall’inizio del secolo scorso ai giorni nostri, narrati da un’ottica puramente femminile, attraverso il cibo, la tavola e il rapporto che le donne hanno con essi, pubblicato da Mondadori.
Il suddetto volume è stato scelto dal Ministero degli Affari Esteri e dal Ministero dei Beni Culturali e del Turismo, per essere inserito nel sito:www.booksinitaly.it, sito che intende promuovere la cultura italiana all’estero, per rappresentare il nostro paese nel settore “Saggistica gastronomica”.
Il suo ultimo libro è “Le Ricette di Petronilla” pubblicato nel 2017 per la Guido Tommasi Editore.
Nell’autunno 2018 uscirà “Nonne on the Road”, l’avventura di due nonne che attraversano l’America cucinando da costa a costa, edito da Guido Tommasi.
E’ proprietaria di una scuola di cucina: “Tutti a Scuola con Folle Casseruola” nella quale insegna a italiani e stranieri.
Inoltre ha un blog molto seguito con il quale cerca di raccontare tutti gli aspetti del cibo, da quelli puramente gastronomici, a quelli sociali, antropologici e culturali: www.follecasseruola.com

Albana protagonista a Vinitaly

In Romagna i vitigni si estendono su 887 ettari, solo vent’anni fa erano oltre 2000. Parliamo di un vino in declino? Tutt’altro. Perché se c’è un “nettare” nel pieno di una “nuova era” (parola di Roberto Giorgini, Presidente Ais Romagna) è proprio l’Albana.

Il simbolo identitario per eccellenza del vino romagnolo, è stato protagonista di una degustazione guidata a Vinitaly. A condurla Giovanni Solaroli e Vitaliano Marchi, autori del volume fresco di stampa “Albana” (Ponte Vecchio, p. 168, euro 15,00). Otto le Albana in degustazione, sei nella versione secca, due passita: “I croppi” 2017 cantina Celli di Bertinoro, “Corallo giallo” 2017 Gallegati nel faentino, “Valleripa” 2016 di Tenuta Casali di Mercato Saraceno, “Santa Lusa” 2014 Ancarani, “Vitalba” 2016 Tre Monti Imola, “Codronchio” 2015 Fattoria Monticino Rosso Imola, “Domus Aurea” 2016 Ferrucci Castel Bolognese, “Scacco matto” 2013 Fattoria Zerbina Faenza.
Un excursus lungo tutte le zone di produzione che contano 22 comuni, 10 a Forlì-Cesena, 7 nell’imolese, 5 nel ravennate. I numeri dell’Albana come ha ricordato Solaroli sono risibili se paragonati al Sangiovese: “parlando di vini certificati ed imbottigliati per l’annata 2016 sono stati prodotti meno di 400.000 bottiglie di Albana secco, circa 3.000 di Amabile, una versione in abbandono, meno di 300.000 nella versione dolce e quasi 100.000 di passito”.

Solaroli crede nel potenziale oltreconfine. “Sono convinto che abbia buone potenzialità all’estero. Tutti cercano prodotti unici, originali e inimitabili. Noi ne abbiamo 0uno, ma bisogna farlo conoscere, portarlo in giro, spiegarlo e farlo assaggiare cercando di muoversi in gruppo ed in maniera organizzata preparando gli incontri prima”.

Chi ha iniziato a farlo è Cantina Celli di Bertinoro, 50mila bottiglie di Albana prodotte, lo scorso anno premi prestigiosi nella guide che contano. “La esportiamo in Giappone, Corea, Francia e Stati Uniti, anche se con piccoli numeri – spiega Mauro Sirri – Siamo conviti che il potenziale all’estero sia grande. L’Albana è un vino di forte personalità, facilmente riconoscibile nel panorama dei vini bianchi italiani. Noi abbiamo una grande esperienza, la produciamo sin dalla nascita della nostra cantina, nel lontano 1963”. Chi ha scommesso sull’Albana è anche Tenuta Casali di Mercato Saraceno. “E’ un vino su cui abbiamo puntato molto e che produciamo partendo da vigne con oltre 30 anni di età – dice Silvia Casali – Finora i risultati stanno premiando l’impegno, nell’ultima guida AIS dell’Emilia Romagna la nostra Albana è stata indicata tra i vini eccellenti regionali”.

Filippo Fabbri

Macchine da scrivere e comunicazione in tempi di guerra

C’erano una volta le macchine da scrivere, con il loro fascino senza tempo e l’inconfondibile rumore del battere sui tasti, ma c’erano una volta anche le centraline di campo e la criptografica Enigma a venire in soccorso dei giornalisti in epoche in cui web e mail non erano che fantascienza. C’erano una volta sì, ma ci sono ancora oggi, visibili in una mostra in centro a Bologna (sala Teatini, Strada Maggiore 4, zona due Torri) dal 21 al 25 aprile, con ingresso gratuito dalle 10 alle 18.
Circa 40 modelli di macchine per scrivere che hanno permesso a famosi reporter di guerra di descrivere le battaglie direttamente sul campo. Un bell’excursus nel mondo del giornalismo che noi di Agenzia PrimaPagina siamo fieri di poter sostenere come media partner.

La mostra è organizzata dall’associazione nazionale collezionisti macchine per ufficio
(www.compuitalia.it), con il patrocinio del Comune di Bologna e della Regione Emilia Romagna e curata dai collezionisti Domenico Scarzello e Cristiano Riciputi, rispettivamente presidente e segretario dell’Associazione nazionale collezionisti.

In mostra macchine costruite da fine ‘800 in avanti. Come, ad esempio, la Virotype, modello francese del 1914, utilizzata ampiamente nelle trincee della Prima guerra mondiale e, grazie alla sua leggerezza, poteva essere usata anche andando a cavallo.
Oppure la Corona 3 (1912), resa celebre da Ernest Hemingway che la ricevette come regalo il giorno del suo 22esimo compleanno, il 21 luglio 1921. Durante tutta la sua attività professionale non si separò mai da questo modello, caratterizzato da estrema compattezza grazie al carrello ripiegabile e alla grande leggerezza.
Non potrà mancare in mostra la Olivetti M1 che subì una limitazione nel numero di esemplari costruiti proprio a causa della Prima guerra mondiale. Durante il conflitto la Olivetti fu riconvertita alla costruzione di materiale per l’esercito, fra cui magneti per gli aerei da caccia. E uno di questi rari magneti sarà esposto, uguale a quello che accese l’aereo di Francesco Baracca per il suo ultimo volo prima di essere abbattuto dai caccia austriaci il 19 giugno 1918.
Durante il Ventennio, e specialmente nel periodo dell’autarchia, in Italia furono realizzate molti modelli di macchinette economiche, tutte piuttosto simili e dai nomi evocativi: Patria, Balilla, Mas, tanto per citarne alcune.
Giungendo a tempi più recenti, vi saranno le leggendarie Olivetti Lettera 22 e Lettera 32, Grazie alle loro ridotte dimensioni e alla precisione di scrittura furono utilizzate praticamente da tutti i giornalisti fra i quali Indro Montanelli, Enzo Biagi, Oriana Fallaci e Tiziano Terzani che in Olivetti lavorò prima della carriera giornalistica.

 

Bolè: a Vinitaly le nuove bollicine romagnole

Bollicine, 100% romagnole con il battesimo di una nuova denominazione, il Romagna Doc Spumante, e la creazione di un marchio condiviso ‘Novebolle’, nato all’interno del Consorzio Tutela Vini di Romagna (oltre 100 cantine socie), il cui disciplinare è già stato approvato dai soci dal Consorzio e attende la firma ufficiale al Ministero.

Una nuova etichetta, ‘Bolé’, nata dall’inedita collaborazione fra i due colossi del vino di Romagna, i gruppi cooperativi Caviro e Terre Cevico, che diventa il primo testimonial di Novebolle e della nuova Doc.

In testa un obiettivo, la valorizzazione dei vitigni tradizionali, cominciando dal Trebbiano di Romagna, nell’ottica della rivalutazione del vitigno maggiormente diffuso sul territorio che conta ben 14.700 ettari di impianti (29,9% della superficie regionale), e con l’occhio attento ai trend dei mercati nazionali e internazionali. Seconda opportunità il Sangiovese (7.000 ettari vitati) per creare un alter ego ai grandi rossi strutturati simbolo della Romagna enoica, con una bollicina vinificata in bianco dal carattere esuberante e dal caratteristico colore ‘buccia di cipolla’.

Tutto questo è la nuova Romagna del vino che si affaccia al palcoscenico veronese ripartendo da un grande progetto pieno forza e energia, con le radici ben salde nella tradizione.

In Romagna di spumantizzazione, infatti, si parlava già fra fine Ottocento e i primi del ‘900, in quel di San Mauro, noto alle cronache per aver dato i natali al grande Giovanni Pascoli. E proprio nella nobile tenuta dei principi Torlonia, un tempo amministrata anche da Ruggero padre del poeta, prese piede all’inizio del secolo un progetto di “champagne romagnolo” che ben presto trovò buona compagnia in numerose aziende agricole, da Imola fino a Cattolica, approfittando di quel clima di festosa effervescenza della Belle Epoque che gettò le basi del turismo sulla Riviera e nel sistema termale della Romagna. Il pedigree delle bollicine romagnole trova cittadinanza nel volume fresco di stampa ‘Champagne e Spumanti di Romagna’ firmato a quattro mani dallo storico Beppe Sangiorgi e da Giordano Zinzani, enologo e presidente del Consorzio Vini di Romagna, dove con una rigorosa ricchezza bibliografica si ripercorrono le tappe della tradizione spumantistica del territorio.

 

Romagna Doc Spumante, il disciplinare

Bianco a Base Trebbiano: uve trebbiano minimo 70%, massimo 90%. Per il restante massimo 30% altre uve bianche ammesse dalla Romagna Doc (Albana, Bombino Bianco, Pinot Bianco, Chardonnay ecc.) più altri vitigni aromatici come Incrocio Manzoni (max 10%) o Famoso (max 5%).

Rosato a Base sangiovese: uve sangiovese minimo 70%, massimo 90%. Per il restante massimo 30% altri vini bianchi e rossi ammessi dalla Romagna Doc, compreso l’autoctono Longanesi.

Il Romagna Doc Spumante può essere prodotto sia attraverso la rifermentazione in bottiglia (Metodo Classico), sia attraverso rifermentazione in autoclave (metodo Martinotti – Charmat). La spumantizzazione può essere effettuata in Romagna, Emilia o regioni limitrofe (Marche, Toscana, Lombardia, Veneto).

Novebolle: è marchio collettivo realizzato per dare identità al progetto. Come recita il regolamento appena approvato dai soci del Consorzio Vini di Romagna, il marchio/logo va apposto obbligatoriamente nella parte frontale dell’etichetta. E’ stata data facoltà di produrre spumanti a marchio Novebolle in attesa della definitiva approvazione del disciplinare in giacenza al Mipaaf dallo scorso 1 marzo.

 

Novebolle: genesi di un marchio
Nove è il numero dei colli romagnoli, ma anche l’inizio di “Novecento”, un periodo in cui la spumantizzazione in Romagna era una storia dalle forti radici e dal vanto internazionale. E l’importanza della storicità nel progetto è stata anche evidenziata nella ricerca di antichi caratteri tipografici originali ed inediti, utilizzati per la composizione spiccatamente liberty del logo e poi attualizzati per restituire un respiro dinamico e contemporaneo all’insieme. Ma soprattutto Nove rappresenta un nuovo concetto di sparkling territoriale, per dare alla Romagna una bollicina identitaria pronta per affrontare il mercato interno e internazionale.

 

Bolè, primo testimonial
In questo contesto nasce Bolé, prima etichetta di Novebolle, che coinvolge, all’interno del Consorzio Vini di Romagna, i due principali gruppi cooperativi romagnoli Caviro e Terre Cevico, rappresentati dai rispettivi Presidenti Carlo Dalmonte e Marco Nannetti, per dar vita a un progetto unitario e coraggioso, innovativo e visionario con l’obiettivo di elevare la reputazione della zona di origine e dei suoi vitigni, creando valore per gli oltre 17.000 mila soci conferitori e per tutta la filiera.

A guidare l’inedita joint venture è stata chiamata Ruenza Santandrea, romagnola, coordinatrice a livello nazionale del comparto vino per l’Aci, l’Alleanza Cooperativa Italiana.

Oggi Bolé – Romagna DOC Spumante – è ufficialmente la prima etichetta di Novebolle, frutto della collaborazione di un team di enologi esperti che hanno felicemente unito in questa linea di spumanti, al momento un Brut e un Extra Dry realizzati con metodo Martinotti-Charmat. I due aspetti cardine del progetto: un approccio contemporaneo che parla il linguaggio della piacevolezza, insieme al desiderio di far emergere un territorio che ha fatto passi da gigante negli ultimi anni.

Bolé insieme al marchio collettivo Novebolle fa il suo esordio a Vinitaly, con uno stand dedicato, presente allo stand D7 del padiglione dell’Emilia Romagna. Lo spazio tra colori e bollicine si anima di degustazioni, performance artistiche e ospiti dalla Romagna, come il tipografo e la sua antica macchina da stampa che custodisce i caratteri mobili originali di inizio Novecento da cui il marchio Novebolle trae origine e lo staff del Maré di Cesenatico con i suoi prelibati assaggi, insieme al mixologist all’avanguardia del Noble Experiment di Santarcangelo.

Ufficio stampa di Bolè è l’Agenzia PrimaPagina 

Premio Marietta ad Honorem 2018 Bottega Pascucci

Per la prima volta nella sua lunga storia il Premio Marietta ad Honorem viene assegnato a qualcuno più “anziano” di Pellegrino Artusi. Pare incredibile ma è così. Le date della storia parlano chiaro. Perché il Marietta ad Honorem andrà alla Stamperia Pascucci di Gambettola. Nome di punta dell’artigianato artistico ed emblema del “made in Italy”, diverse sono le generazioni che si sono succedute alla guida di una bottega la cui prima insegna porta la data nel 1826. Anno nel quale l’Italia doveva ancora nascere.

A scegliere il nome della Stamperia Pascucci è stato il Comitato scientifico di Casa Artusi, la consegna dei riconoscimento avverrà domenica 24 giugno a Casa Artusi nell’ambito delle premiazioni del Premio Marietta, il concorso nazionale per cuochi dilettanti nel corso della Festa Artusiana.

La motivazione del Premio spiega chiaramente il perché di questa scelta: “quale storia aziendale e famigliare di straordinario valore, avendo saputo tramandare, di generazione in generazione, con passione e creatività, l’arte delle tele stampate a mano. Una tradizione fortemente radicata nel nostro territorio anche come atto d’amore verso la tavola e la cucina domestica”.

Il Premio Marietta ad Honorem viene attribuito a personalità che, con modalità differenti, contribuiscono alla diffusione della conoscenza della cultura del mangiar bene, della tavola come momento conviviale, punto di incontro del “buono e del bello”. Il Premio viene assegnato a una personalità del “territorio artusiano”, insieme a una figura al di fuori dei confini della Romagna che sarà svelata nei prossimi giorni.

Un po’ di storia della Bottega Pascucci

Chissà se il primo Pascucci si immaginava, centonovant’anni dopo, che la sua discendenza sarebbe stata ancora lì, su quelle stesse pietre, dentro quegli stessi muri, tenendo tra le mani ancora il mazzuolo, ancora la tela, ancora lo stampo. Lo stesso nome, la stessa arte. Perché Pascucci nel 1826, quando l’Italia era solo un’aspirazione di alcuni visionari della nazione, già era lì, con la sua prima bottega, le sue prime creazioni. Quasi un miracolo, in una società che brucia tutto in un istante.

Una passione, dunque, che dura quasi due secoli. La bottega è la stessa di allora, di quando il primo Pascucci inaugurò l’attività come tintore e in seguito come stampatore. “Ci piacerebbe che i banchi da lavoro potessero raccontare tutte le vicende familiari che si consumarono alla loro presenza – dicono dalla Bottega Pascucci – perché una volta il lavoro era la vita e la vita il lavoro, e la famiglia tutta contribuiva al mestiere, dalla nonna che sfilava i centrini al pupo che correva da una parte all’altra, magari giocando con uno stampo, magari facendo piccoli servizi”.

Anche l’attività è sempre la stessa, dal 1826, quando le cose venivano fatte a mano, con cura, attentamente. Si sceglieva il tessuto naturale, anche perché altri non ce n’erano, si incideva il legno di pero, anche perché era l’unico modo di ricavare la matrice, si faceva il colore con la farina e con le povere cose a disposizione come la ruggine ricavata dal ferro vecchio. Quel che era naturale allora, oggi è una scelta precisa: la qualità prima di tutto. Adesso il mondo è cambiato, corre, tutto si produce in pochi secondi, tutto dura pochi istanti. “Ma noi no. Noi continuiamo, nella direzione segnata dai nostri nonni e ci perdonerete se per fare una tovaglia per la vostra tavola abbiamo bisogno di un po’ di tempo. Scusateci ma dobbiamo scegliere il lino, preparare i colori mescolandoli con la stessa ricetta di un tempo, incidere a mano lo stampo di legno, battere con il mazzuolo tante volte quanto è necessario per coprire tutta la superficie richiesta, aspettare che il motivo impregni la tela fino all’ultima fibra, sviluppare il colore e prenderci anche un minuto per guardare con soddisfazione l’opera compiuta. Forse non saremo artisti, anche se chi ci conosce spesso e volentieri ci definisce tali, ma amiamo ogni cosa che facciamo come fosse un’opera d’arte”.

Il mondo cambia, la bellezza non passa di moda. E fare le cose belle è un valore da difendere per onorare una storia ricca di vicende interessanti, di premi, di felici collaborazioni, e soprattutto fatta di persone di famiglia che hanno speso la loro esistenza dedicandosi ad un mestiere senza risparmiarsi. Il segreto di tanta longevità? “Venite a trovarci, parlate con noi e capirete il perché di tanta passione”. 

Ufficio stampa della Festa Artusiana è l’Agenzia PrimaPagina

Macfrut: prima edizione di International Asparagus Days

Venerdì 11 maggio, alle ore 11, nell’area dedicata alle fiere internazionali organizzate da Cesena Fiera nella Hall B7-D7 all’interno di Macfrut, verrà presentata la nuova iniziativa dedicata alla filiera dell’asparago: International Asparagus Days. Appuntamento a Cesena Fiera dal 16 al 18 ottobre 2018, con una tre giorni dedicata all’asparago.

L’evento si compone di quattro parti. Una “classica” componente fieristica nei rinnovati padiglioni cesenati, con espositori da tutto il mondo. In secondo luogo, un ricco programma convegnistico nelle tre sale, dedicato agli aspetti agronomici, commerciali, strategici e tecnici. Una speciale attenzione verrà dedicata al panorama varietale e alle tecniche a basso impatto ambientale come microrganismi antagonisti per le coltivazioni tradizionali e biologiche. Infine, un’area dinamica con le prove dimostrative, ospitate in uno spazio adiacente Cesena Fiera, per vedere all’opera le più moderne tecnologie in campo.

Queste prime tre parti si svolgeranno martedì 16 e mercoledì 17 ottobre, mentre le visite tecniche ad alcune aziende di produzione in Emilia – Romagna e Veneto, si svolgeranno nella giornata di Giovedì 18 ottobre.

International Asparagus Days nasce dalla partnership tra Cesena Fiera, organizzatrice di Macfrut, insieme a uno dei massimi esperti mondiali dell’asparago, il francese Christian Befve, con la collaborazione di Luciano Trentini. L’evento iper-specializzato, raccoglie il testimone di una fiera promossa da Befve cinque anni fa a Bordeaux.

L’evento verrà promosso in un tour europeo che partirà da Macfrut e toccherà Francia e Germania in specifici eventi promozionali.

Ufficio stampa di International Asparagus Day è l’Agenzia PrimaPagina

Confcooperative: un incontro sulla Quarta Rivoluzione Industriale

Verranno analizzate le conseguenze del progresso tecnologico sul mondo del lavoro e sulle imprese in occasione dell’incontro intitolato Quarta rivoluzione industriale, l’impatto sul mercato del lavoro e sulle imprese, che si terrà venerdì 20 aprile presso la Sala delle Assemblee della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì in corso Garibaldi 45 dalle ore 10,30. All’evento, organizzato da Confcooperative Forlì – Cesena in collaborazione con la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e Romagna Terra del Buon Vivere, sarà presente il Prof. Alfredo Biffi, docente SDA Bocconi, curatore dell’indagine “Il futuro del lavoro. Tra impresa e lavoratori nella società digitale”.

Alcune considerazioni emerse da questa indagine mostrano come le aziende siano pronte a cavalcare le opportunità della tecnologia, ma sentano di doversi preoccupare anche dei livelli occupazionali in diminuzione.
La ricerca parte dall’assunto che la rivoluzione digitale stia rapidamente cambiando la natura del lavoro e che questo cambiamento sia inevitabile. I ruoli professionali, la progettazione organizzativa delle imprese, l’equilibro tra professioni tradizionali e nuovi lavori, ma soprattutto la formazione scolastica quanto universitaria, non possono subire il cambiamento.

L’indagine raccoglie i punti di vista dei principali attori, quali opinion leader, studenti di 15 atenei italiani, startupper di settori economici differenti, manager d’azienda e responsabili del personale, che hanno contribuito alla ricerca attraverso specifiche interviste.

Apre i lavori Mirco Coriaci Direttore di Confcooperative Forlì Cesena, segue l’intervento del professor Alfredo Biffi che sarà disponibile anche a rispondere alle domande del pubblico. Modera il giornalista Maicol Mercuriali. L’incontro è aperto a tutta la cittadinanza e vedrà la partecipazione di studenti dei Licei forlivesi.

I Sabati al Museo al San Domenico di Forlì

Secondo appuntamento con I Sabati al Museo, iniziativa di valorizzazione delle eccellenze romagnole  promossa da Cna, Confagricoltura e Confcooperative. Domani, sabato 14 aprile al chiostro dei Musei San Domenico di Forlì,  l’appuntamento è con i prodotti da forno di Bassini 1963 di Forlì,  con quelli del Forno pasticceria  Bassini Camillo  di Predappio, con i vini dell’azienda vitivinicola LU.VA , le confetture salate di LA CICALA e LA FORMICa, i prodotti dell’apicoltura con l’azienda Giovanni Scozzoli – Afa e i prodotti della cooperativa Clorofilla.

L’iniziativa, collegata alla mostra L’Eterno e il Tempo tra Michelangelo e Caravaggio organizzata dalla Fondazione Cassa dei Risparmi in collaborazione l’Amministrazione Comunale,  nasce come valorizzazione dei prodotti delle aziende romagnole  che i visitatori della mostra,  dopo la visita, potranno conoscere, gustando alcuni sapori tipici, tra salumi, formaggi, vini, olio, prodotti dell’alveare e dell’orto, prodotti del forno che sono anche quest’anno i protagonisti dell’iniziativa.

 

Ufficio stampa di Confcooperative Forlì-Cesena è l’Agenzia PrimaPagina

Premio Marietta 2018 Cuochi dilettanti cercasi

“Eredi” di Marietta Sabatini cercasi. Figura centrale nell’opera di Pellegrino Artusi, la città natale del gastronomo (Forlimpopoli) e la Festa Artusiana rendono omaggio alle Mariette di oggi. A tutti gli appassionati ai fornelli per diletto, alle prese con un piatto di pasta ispirato al celebre manuale “La scienza in cucina e l’arte di mangiare bene”. In palio mille euro offerti da Conad e la possibilità di cucinare nella prestigiosa scuola di cucina di Casa Artusi.

Doti richieste del Premio Marietta, dunque, essere cuochi dilettanti. Come confermano i vincitori delle passate edizioni, arrivati dalle professioni più disparate. L’ultima è stata un’insegnante, prima ancora un pensionato, una fisioterapista, un giornalista e un bancario, a riprova della trasversalità della passione per i fornelli. Senza dimenticare i riflettori della ribalta nazionale, come nel caso dell’ultima vincitrice, Rosmunda Cristiano, su Rai 2 nella trasmissione Geo, prima ancora Andrea Marconetti tra i protagonisti di Masterchef 2013.

Cinque i finalisti del concorso nazionale, con la novità in questa edizione di un sesto in collaborazione con il Lions nazionale. Nel centenario del Lions è stata infatti inserita una speciale sezione “Il piatto del centenario Lions” che si confronterà con i tutti i finalisti.
Il Premio Marietta è dedicato a Marietta Sabatini, governante di Pellegrino Artusi tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, ebbe un ruolo centrale nella vita del gastronomo contribuendo all’impresa culinaria ed editoriale la Scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, insieme al cuoco Francesco Ruffilli.

Come partecipare al Premio Marietta
Le iscrizioni al concorso sono aperte fino a lunedì 4 giugno 2018: tutte le ricette devono pervenire al Comune di Forlimpopoli (P.zza Fratti 2, 47034 Forlimpopoli) indicando “Festa Artusiana – Premio Marietta 2018” entro le ore 13 dello stesso giorno. La ricetta può essere inviata anche via mail (in formato .pdf) all’indirizzo: protocollo@comune.forlimpopoli.fc.it

Per partecipare occorre inviare una ricetta originale di un primo piatto (pasta fresca o secca o riso). Requisito indispensabile, la presenza di riferimenti alla cucina domestica regionale, alla filosofia e all’opera dell’Artusi, tanto negli ingredienti quanto nella tecnica di preparazione e di presentazione.

La partecipazione (gratuita) è esclusivamente riservata a cuochi maggiorenni e dilettanti, ovvero a tutti gli appassionati di cucina e di enogastronomia che non svolgono attività professionale nel settore. Le ricette eseguite devono contenere gli ingredienti (per 5 persone), il tempo di preparazione e il tipo di cottura (forno, fornello, altro), i riferimenti all’opera artusiana (stagionalità delle materie prime, curiosità storiche, tipicità territoriale). All’interno della busta l’autore dovrà indicare le proprie generalità, un numero di telefono, un indirizzo di posta elettronica, e l’attività lavorativa che attesti lo status di “dilettante” di eno-gastronomia.

Una giuria di esperti selezionerà, fra tutte le ricette pervenute, le cinque finaliste, più una ricetta della sezione “Centenario Lions” tra i soci del Club.

I cuochi finalisti saranno invitati a cucinare i loro piatti (per 5 persone) nella mattinata di domenica 24 giugno nel corso della Festa Artusiana,in calendario dal 23 giugno al 1 luglio 2018 a Forlimpopoli.

Al vincitore va un premio di 1.000 euro, ai finalisti 5 Kg di pasta. I premi sono offerti da Conad. La giuria presieduta da Verdiana Gordini, Presidente dell’Associazione delle Mariette, sarà composta da esperti del settore: Giorgio Amadei (Associazione Sommelier), Carla Brigliadori (Responsabile scuola cucina Casa Artusi), Franco Mambelli (comitato scientifico di Casa Artusi), Caterina Valbonesi (prima vincitrice Concorso Marietta).

I vincitori delle ultime edizioni
Il Premio Marietta ha sempre richiamato partecipanti da tutta Italia e dalle professioni più diverse. Questi gli ultimi vincitori: Rosmunda Cristiano di Quarto di Napoli con Calzoni di pasta fresca all’uovo con ripieno di salsiccia e friarielli, serviti con colata di Mozzarella di Bufala Campana Dop e cialda croccante di mozzarella” (edizione 2017); Mario Maurizi pensionato di Vicenza con le sue “Linguine risottate alla spatola con pomodori datterino” (edizione 2016); Nadia Tessitori fisioterapista di Tolmezzo (Udine) con la ricetta “Cjarsons alla luganega e sclopit” (edizione 2015); Francesco Canu disoccupato di Sassari con la ricetta “Culurgiones a ispighitta cun pumata” (edizione 2014); il giornalista Rolando Repossi di Casatenovo (Lecco) con il piatto ‘Ravioli di nonna Costantina’ (edizione 2013); la responsabile di una filiale di banca Raffaella Bugini di Valbrembo (Bergamo) con il ‘Risotto al moscato di scanzo con biligòcc e fonduta di strachitund’ (edizione 2012).

Chi era Marietta Sabatini
La ‘fedele Marietta’ a cui è dedicato questo concorso, è sempre stata una figura centrale nell’opera di Artusi. In ombra se l’angolo di visuale è la ribalta letteraria, in primo piano se si guarda alla sostanza gastronomica e alla solidità del successo de ‘La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene’.
Pellegrino Artusi sapeva di dovere molto a Marietta, tanto che si sentì in dovere di lasciarle in eredità, oltre al lascito di ben Lire 8000 (cifra considerevole nel 1911), i diritti di autore sul manuale, assieme al cuoco Ruffilli Francesco, in quanto aveva coadiuvato al buon esito del libro.
Alla fedele Marietta, Pellegrino Artusi dedicò anche la ricetta del panettone che si trova nel manuale perché “è brava cuoca e tanto buona ed onesta da meritare che io intitoli questo dolce col nome suo, avendolo imparato da lei”.
E’ proprio alle Mariette d’oggi, quelle persone che custodiscono l’amore e l’abilità del sapere artusiano, che la città di Forlimpopoli omaggia con questo concorso.

Info Premio Marietta: tel. 0543 749234, promozione@comune.forlimpopoli.fc.it; www.festartusiana.it  www.casartusi.it

Macfrut 2018: la filiera ortofrutticola fa sistema

La filiera ortofrutticola italiana fa sistema a Macfrut 2018. Appuntamento alla Fiera di Rimini dal 9 all’11 maggio, tre giorni insieme ai protagonisti dell’ortofrutta, settore fresco di record con un export che ha toccato quota 5,1 miliardi di euro (+2,5% sul 2017), seconda voce dell’agroalimentare “made in Italy”.

E se l’export cresce, Macfrut non è da meno con gli oltre 55mila metri quadrati di spazi occupati (+10% sul 2017, +100% in quattro anni), 8 padiglioni, oltre 1100 espositori di cui il 25% esteri (+40% in quattro anni), 1500 buyer invitati da tutto il mondo. Unica fiera di filiera in ambito internazionale, undici sono i settori espositivi in rappresentanza di tutti gli anelli del sistema: sementi; novità vegetali e vivaismo; tecnologie di campo; mezzi tecnici; produzione, commercio e distribuzione; biologico; macchinari e tecnologie del post raccolta; materiali e imballaggi di confezionamento; quarta gamma; logistica; servizi.

Tante le novità della 35esima edizione a partire dalla grande coesione attorno alla fiera. A Macfrut si ritrovano le principali organizzazioni del settore ortofrutticolo, dall’ACI (Associazione delle Cooperative Italiane) a Fruitimprese, da Italia Ortofrutta a Italmercati, da Fedagro Mercati ad Assosementi, da Cso Italy ad Assomela, da Coldiretti ad ANBI (Associazione delle Bonifiche Italiane). Tutti insieme nella kermesse fieristica, congiuntamente a tante imprese private e cooperative (con tante new entry) che hanno deciso di mettersi in mostra nella vetrina internazionale dell’ortofrutta italiana.

Macfrut sempre più internazionale
Non c’è dubbio che il futuro del settore ortofrutticolo passa da un aumento dell’export sui mercati internazionali. In questo contesto un ruolo strategico lo gioca una Fiera nazionale che sia un hub a valenza internazionale. Ben 20 le missioni internazionali che hanno “seminato” la kermesse dell’ortofrutta in quattro Continenti, con risultati positivi in termini di espositori e partecipanti. Tutto questo si aggiunge a un quadro generale che vede l’incremento di buyer internazionali invitati, arrivati alla cifra record di 1500 (solo quattro anni fa erano 250), col quale gli espositori si possono interconnettere attraverso la piattaforma multimediale b2b messa a loro disposizione.

E ancora, la presenza dei maggiori gruppi della Grande distribuzione europea, 30 top buyer internazionali del food invitati in sinergia con Cibus, una forte partecipazione dall’Est Europa di buyer e produttori, così come la presenza dei principali importatori del Golfo Persico (Emirati, Bahrein, Qatar), India e Sud Est Asiatico (Malesia, Singapore).

Fondamentale nel percorso di internazionalizzazione il sostegno dell’ICE-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane e Regione Emilia Romagna, quest’ultima finalizzato in particolare all’incoming di buyer cinesi. Partner di Macfrut in questo cammino il gruppo bancario UniCredit, main sponsor e business partner, e Coface, uno dei leader mondiali nell’assicurazione dei crediti.

Macfrut, innovazione e contenuti

Il settore ortofrutticolo da sempre è uno dei più innovativi dell’agroalimentare, e Macfrut è la vetrina ideale per presentare i nuovi progetti. Numerose sono lenovità proposte nella tre giorni in rappresentanza di tutti i comparti della filiera, dalla genetica delle aziende sementiere alle tecnologie del pre e post raccolta, fino alla quarta gamma. Non solo. L’Italia da sempre è leader mondiale delle tecnologie meccaniche per le aziende ortofrutticole, sia ad indirizzo orticolo sia frutticolo. Ben 15.000 metri saranno dedicati all’area pre-raccolta – Macfrut Field Solution – con tutte le principali novità di settore.

In Fiera ci sarà anche un’area ‘dinamica’, AcquaCampus, un campo dimostrativo di 500 metri quadrati dove si potranno vedere in azione gli impianti di irrigazione tecnologicamente più avanzati, presentati dalle aziende leader mondiali.

Per valorizzare l’innovazione nella produzione e nelle tecnologie della filiera ortofrutticola, insieme all’Informatore Agrario è stato confermato il Macfrut Innovation Award. Valutate da una qualificata giuria di esperti, vengono premiate le innovazioni tecniche più significative in termini di sostenibilità ambientale ed economica e miglioramento della qualità dei prodotti. Una sezione speciale del premio sarà dedicata ai prodotti di “IV Gamma”, a cui è dedicato anche un convegno internazionale coordinato dal Professor Giancarlo Colelli.

Macfrut è anche una fiera ricca di contenuti. Sono oltre una cinquantina gli eventi in programma tra convegni, meeting aziendali, convention organizzati direttamente dagli espositori. Tra gli appuntamenti, il convegno internazionale sulle previsioni europee di pesche e nettarine, la sfida dei mercati all’ingrosso nel nuovo scenario della distribuzione europea, il meeting dei fornitori di Rewe e di Coop Italia.

Evento di punta a valenza mondiale il Tropical Fruit Congress (10-11 maggio), il primo summit europeo dedicato a Mango e Avocado, che vedrà la presenza dei principali produttori e importatori di queste due tipologie di frutti tropicali.

Colombia Paese partner

Dopo Perù (2016) e Cina (2017), Paese partner 2018 sarà la Colombia. Con oltre 9 milioni di tonnellate lo Stato Sudamericano è un importante produttore di ortofrutta. Non solo banane e ananas ma, grazie alla straordinaria biodiversità, una ampia gamma di frutta tropicale, a partire da avocado e mango. La Colombia importa oltre 350.000 tonnellate di ortofrutta e rappresenta anche un importante mercato. Il settore ortofrutticolo è in forte sviluppo e la Colombia necessita di tecnologie e packaging per elevare i propri standard produttivi e accrescere la competitività delle proprie esportazioni.

Veneto Regione partner
Da sempre uno dei cardini del sistema ortofrutticolo italiano, il Veneto è la Regione partner 2018. La produzione di orticole in pieno campo occupa una superficie di 27.600 ettari, per un valore alla produzione di circa 615 milioni di euro. Poco meno di un terzo delle superfici sono destinati alla coltivazione del Radicchio, prodotto simbolo dell’edizione 2018 di Macfrut. La sua parabola esemplifica bene il percorso di questo prodotto: alcuni anni era caratterizzato per la bassa qualità e la poca considerazione, oggi è in piena rinascita, sposato da consumatori e alta gastronomia. Tornando al Veneto, l’area destinata a frutteti è di circa 20mila ettari, per un valore che si avvicina a 300 milioni di euro. Le colture maggiormente diffuse sono mele, pere e kiwi. Complessivamente il Veneto ortofrutticolo (incluse le patate) in valore si avvicina al miliardo di euro alla produzione.

Folta anche la presenza istituzionale delle Regioni, oltre al Veneto, l’Emilia Romagna, Sicilia, Basilicata, Calabria, Campania, Piemonte, Puglia.

Ortofrutta, un export da record
Il 2017 sarà ricordato come l’anno del record nelle esportazioni. Per la prima volta infatti è stato superato il muro dei 5 miliardi di euro (5,1 miliardi per la precisione, +2,5%) che pongono il settore ortofrutticolo al secondo posto come valore nell’agroalimentare italiano (Fonte Ice Agenzia). Solo il vino ha fatto meglio, con 6 miliardi di euro, tutto il resto viene dopo con conserve e succhi vegetali a quota 3,2 miliardi di euro, anch’essi cresciuti anche se in misura minore (+1%).

La quota maggiore dell’export è rappresentata dalla frutticoltura (3,7 miliardi di euro), minore ma sempre di rilievo la quota orticola (1,4 miliardi). Interessante un dato: i primi dieci Paesi destinatari dei prodotti italiani sono tutti europei, con la Germania ad assorbire quasi la metà dal prodotto (quota 42%, con un +5,8%). A seguire Francia (quota 14% del totale, +9,5%) e Austria (quota 8%). Ultimo dato, il Paese dove si è registrata la migliore performance dell’export italiano è stato la Spagna con un +12,8%.

Le produzioni di ortofrutta nel 2017 in Italia
Nel 2017 sono state prodotte in Italia circa 18.400.000 tonnellate di ortofrutta destinata al consumo fresco (compreso le patate), il +3% rispetto al 2017 (Fonte Cso). Oltre 6.000.000 di tonnellate hanno riguardato la frutta fresca, registrando un -5% sul 2016; 9.500.000 tonnellate hanno invece interessato gli ortaggi, +8% sul 2016 di cui circa 1.400.000 tonnellate di patate. Gli agrumi con circa 2.900.000 tonnellate sono saliti del 5% rispetto al 2016.

Info Macfrut 2018
Macfrut è organizzato da Cesena Fiera e si svolgerà in Fiera a Rimini nelle giornate 9-10-11 maggio 2018, orario 9.30-18.00.

www.macfrut.com